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Onorare chi ci precede

Onorare è un verbo ormai in disuso.

Io ho imparato ad apprezzarlo con le costellazioni famigliari.

Onorare (prima di tutto i genitori ma, in generale, tutti gli antenati) ha a che fare con una piena accettazione di ciò che è, così com'è.

La vita, la morte, la malattia, il singolare e unico destino di ognuno, le responsabilità, le esperienze. Se giudico delimito, tolgo, riduco, mentre onorare è accogliere tutto, completamente, con amore e rispetto.


Quando si parla di antenati che non sono più con noi l'esperienza dell'onorare ha un sapore del tutto particolare. Ci porta a integrare: l'amore che portiamo a chi ci ha lasciato non è una realtà da superare, col tempo, per procedere "oltre", ma una forza propulsiva e generatrice di altro amore per procedere attraverso.

Onorare ha a che fare con il portare dentro di sè, percepire le proprie radici e fare di ciò che abbiamo ricevuto qualcosa di grande. Questo movimento fa sì che restiamo nell'apertura, nel ricordo vivo di chi ci precede e ci ha preceduto e può sostenerci perchè non viene dimenticato.

Quando cerchiamo di consolare chi vive la perdita di una persona cara dicendo frasi come "passerà, vedrai che col tempo ti rifarai una vita", rischiamo che quelle persone, sentendosi incomprese, si chiudano nel loro sentire perchè non possono condividerlo e così facendo costringano all'oblio i loro cari.

Una buona frase da dire a chi vive il lutto è "parlami di quella persona", perchè questo le permette di onorarla e trarre forza da quel legame.

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