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Da Capo

Un tempo c'erano queste macchine da scrivere col carrello che tornava a capo a fine corsa, a volte accompagnato da un "ding".

Una perdita, improvvisa o meno che sia, fa un po' la stessa cosa: ci riporta a capo in un istante. Qualsiasi passo credevamo di avere mosso sul cammino della consapevolezza o di un percorso evolutivo di qualche tipo viene sempre misurato da questo evento.

E' anche una questione di bilanci, certo, ma credo anche di prospettiva.

La perdita e il lutto ci mettono di fronte al nostro attaccamento e a ciò che non possiamo nemmeno immaginare di lasciare andare. La nostra identità, gli affetti e gli oggetti a cui siamo legati.

E non è che possa essere un optional fare i conti con la misura dei nostri attaccamenti e con le proiezioni che facciamo sulla nostra vita e su ciò che ne fa parte.

Dal punto di vista delle costellazioni famigliari la perdita di un caro pone la domanda su quanto sia per noi sacro e unico il destino di una persona. Posso accettare e onorare completamente il percorso di vita e le scelte di chi mi sta accanto? Posso accettare la fine di un ciclo, affinchè uno nuovo e migliore si apra? Posso accettare che siamo mossi da qualcosa di più grande che è oltre le nostre categorie e dicotomie di bianco/nero, giusto/sbagliato?


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